Barbara Baraldi tra il 2006 e il 2009 vince alcuni premi letterari, tra cui il Mario Casacci (2006 e 2007), Orme gialle (2009) e il prestigioso Gran giallo città di Cattolica nel 2007. Nel 2008 “La collezionista di sogni infranti” è finalista nella cinquina del pubblico al Premio Scerbanenco. L’ultimo libro “Lullaby – La ninna nanna della morte” pubblicato da Castelvecchi, la consacra regina del thriller gotico italiano. Ha appena pubblicato con Mondadori il libro per ragazzi “Scarlett“, un mix di amore e misteri.
- Domanda un po’ banale: com’è nato Scarlett?
“Scarlett” è nato dall’esigenza di raccontare una storia sull’amore e i suoi demoni che ci tormentano, ci confondono, ci possono portare in alto, o far precipitare. E così è nato “Scarlett”, e i suoi Demoni sono diventati non sono solo metaforici.
- Il tuo romanzo è ambientato a Siena, quindi una città italiana ben lontana dalle atmosfere gotiche d’oltre mare. Come mai questa scelta?
Ho sempre pensato che ogni città nasconda un’anima misteriosa. Alle luci e ai luoghi d’interesse turistico segnalati nelle mappe di ogni città ho sempre preferito le zone d’ombra. I posti conosciuti solo da chi la abita, e che si scoprono “vivendo” la città, camminando a piedi e sporcandosi con la sua essenza. Ho visitato Siena senza mappa né meta e mi sono innamorata del suo volto nascosto.
- Cosa c’è di Barbara nella protagonista Scarlett, e negli altri personaggi del romanzo?
Scarlett condivide il mio amore per la letteratura. Alla sua età anch’io leggevo almeno un libro alla settimana. A volte era proprio un libro, magari arrivato a me attraverso un percorso tortuoso, a rispondere alle mie domande di quel momento. I libri che ama Scarlett li ho scoperti anch’io a sedici anni e mi hanno regalato qualcosa di profondo. E poi ci sono piccole tracce di me in ognuno dei personaggi. Con Vincent, per esempio, ho in comune l’amore per i tatuaggi, che rappresentano le difficoltà che ho dovuto superare nella vita e ho deciso di imprimere sulla pelle come riti tribali di passaggio. Con Mikael condivido il senso profondo di giustizia; vorrei tanto suonare il violino come Ofelia, ma per ora questo rimane un sogno irrealizzato.
- In Scarlett, Mikael è il bassista dei Dead Stones, un gruppo rock che sembra nascondere uno strano segreto. Quanto è stata importante la musica per la realizzazione di questo romanzo? E a quali gruppi ti sei ispirata per la caratterizzazione dello stile musicale dei Dead Stones?
“Scarlett” è un romanzo musicale. La musica entra nella narrazione attraverso le canzoni che ascoltano i protagonisti, i testi dei Dead Stones che sembrano stralci di poesia decadente, i suoni di una notte senza luna. Ho ascoltato moltissima musica durante la stesura di Scarlett; mi nutrivo delle note per ispirare la mia scrittura. Alcune band del passato hanno contribuito a forgiare lo stile musicale dei Dead Stones. Penso ad esempio all’urlo di Axl Rose che dà inizio a “Welcome to the jungle”. Per una canzone in particolare, “Girl from stars”, mi sono ispirata ai testi dell’immortale Duca Bianco, David Bowie. Mikael suona il basso curvandosi su di esso come in un abbraccio, proprio come Simon Gallup dei Cure. I riff corrosivi della chitarra li ho presi in prestito dai Placebo. E Dagon, il batterista, ha sicuramente un’impostazione metal.
- Qual è il tuo personaggio preferito in Scarlett?
Adoro Ofelia, così misteriosa e seducente. La immaginavo camminare senza far rumore nonostante i pesanti anfibi, come una ballerina di danza classica. Mi piace il suo look a metà tra il gotico e lo street. E poi nasconde tanti segreti che sono rimasti ancora celati.
- In Scarlett, la protagonista (Scarlett) è una ragazza nella media, che si trasferisce in una nuova scuola e si innamora di un bel tenebroso proprio come in Twilight e nei romanzi gotici che sono tanto di moda in questo periodo. Come rispondi alle accuse di “poca originalità” che ti sono state rivolte dai fan della Meyer?
Chi mi ha accusato di poca originalità non ha letto “Scarlett”. Mi sono giunte alcune critiche che parlavano di vampiri e… non ci sono vampiri nel mio romanzo! Credo tuttavia che io e la Meyer abbiamo un background comune. È vero, c’è una storia d’amore tormentata, una ragazza che si trasferisce in una nuova scuola e un bel tenebroso. Ad alcuni è venuta in mente la serie televisiva di Buffy, e comunque si tratta degli elementi di base di un buon numero di manga, di cui sono appassionata lettrice. Tra le mie fonti di ispirazione c’è quella che ritengo una delle più struggenti storie d’amore della letteratura: “Dracula” di Bram Stoker. Amo la poetica versione cinematografica realizzata da Francis Ford Coppola. Poi credo di essere stata influenzata in qualche modo da “Death Note”, un manga che adoro e di cui non ho perso una puntata della serie animata.
- La figura dell’adolescente è onnipresente nei tuoi romanzi, come mai?
L’adolescenza è un momento importante nella vita di ognuno di noi. Un periodo magico, una sorta di rito di passaggio tra la fanciullezza e l’età adulta. Lo considero il simbolo di una trasformazione. L’adolescenza, nel bene e nel male, ci segna per tutta la vita.
- Quali sono gli scrittori che reputi un po’ “i tuoi maestri”?
Herman Hesse che mi ha regalato “Narciso e Boccadoro”, un libro che è rimasto tatuato dentro di me. Marguerite Duras che mi ha fatto innamorare con “L’amante”, Edward Bunker che mi ha fatto entrare con lui nelle carceri a respirare la lotta per la sopravvivenza e poi Chuck Palahniuk , Daniel Pennac e Jean Claude Izzo… ma potrei andare avanti all’infinito.
- C’è un romanzo che avresti voluto scrivere tu?
“Il piccolo principe”, una fiaba senza tempo.
- Se dovessi definire il tuo stile di scrittura con una frase, quale useresti?
Cerco di adattare il mio stile alla storia che voglio raccontare. Per “Scarlett” ho scelto uno stile affilato, evocativo, fatto di frasi brevi, ma ricco di descrizioni e con qualche metafora.
- Molti critici si mostrano nauseati dalla presenza di troppi “romanzi neri” sugli scaffali delle librerie. Alcuni hanno coniato il termine “nevroromanticismo” per definire la corrente letteraria che impazza ai giorni nostri, ovvero storie macabre ma romantiche condite con un pizzico di psicologia malata. Tu come inquadri il tuo romanzo?
Penso che “Scarlett” sia a tutti gli effetti un romanzo di formazione. La protagonista, inizialmente intimorita dalle numerose novità che si trova ad affrontare e dalla difficile situazione familiare, compie un viaggio interiore per vincere le sue paure. Nello stesso tempo, deve lottare per salvare il suo amore, la sua vita e quella di chi ama.
- È veramente tutta spazzatura (o “letteratura leggera di intrattenimento” per usare una terminologia meno rude) la letteratura gotica contemporanea?
Tra gli scaffali delle librerie ci sono ottimi prodotti e prodotti scadenti. Penso che una buona storia possa intrattenere e allo stesso tempo far riflettere.
- Per te quanto conta internet nella diffusione della letteratura oggi giorno?
Per certi versi Internet è meglio di un ufficio stampa. Permette una comunicazione veloce e priva di intermediari. Non rinuncerei mai al rapporto diretto che mi permette di intrattenere con i miei lettori.
- Si parla tanto di una “digitalizzazione della cultura”. Secondo te la carta stampata potrà mai essere sostituita dagli e-book?
Difficile prevedere il futuro, e poi sono una feticista della carta stampata. Per ogni evenienza e per motivi di praticità quando viaggio, comunque, ho anch’io un lettore di e-book.
- Ora una domanda un po’ difficile: quale dei tuoi romanzi ha un posto privilegiato nel tuo cuore?
Ognuno dei miei romanzi, per un motivo differente, è parte di me. Parlando degli ultimi nati, per esempio, non posso che emozionarmi. Mi è capitato di dire che “Lullaby – La ninna nanna della morte” (Castelvecchi) sia stato scritto con il sangue. Ci sono voluti anni di scritture e riscritture per terminarlo e affronta una tematica a me molto cara: quella del riscatto. A tratti, durante la stesura, ho pianto con i protagonisti e ho sofferto con loro. “Scarlett” rappresenta una nuova fase della mia scrittura e un nuovo genere. Sono in costante mutazione; proprio come la luna, a cui mi sento affine. Ed è proprio la luna a splendere sulla copertina di “Scarlett”.
- Ultimissima domanda: c’è un romanzo che consiglieresti ai lettori di Libriblog?
“Colazione con Mick Jagger” di Nathalie Kupermann (Del Vecchio Editore). L’ho letto da poco e ho avuto il piacere di presentare l’autrice a Bologna. Un bel romanzo, realistico e al tempo stesso onirico; pieno di dolore, ma anche di musica.




Stupenda intervista. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo su Barbara. Lullaby è un libro che ti culla, molto bello, fa pensare. Ed è toccante “colazione con Mick Jagger”. Scarlett… graffia.
Le analogie tra Twilight e Scarlett nascono dal medesimo scopo delle due autrici. Raccontare il cambiamento, il passaggio tra l’essere bambini e l’essere adulti. Rappresentarlo con il trasferimento da un ambiente amato a uno sconosciuto è forse il modo di simboleggiare meglio la crescita degli individui. Si passa dal grembo materno al mondo indifferente (e a volte crudele) che ci circonda.