Libriblog.com ha incontrato Micol Beltramini la giovane autrice di “101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita“, che ora ci presenta il suo nuovo libro ispirato dalla città di Milano.
Ciao Micol, e innanzi tutto grazie per questa intervista. “I 101 luoghi più romantici di Milano dove innamorarsi tutta la vita” (Newton & Compton) è il tuo ultimo lavoro. Ci racconti come è nata l’idea di queste guide-racconti?
“Dunque, Newton ha comprato il marchio 101 e ne ha fatto una collana di libri. I primi sulle città sono stati quelli su Roma e Milano. né a me né a Ilaria (l’autrice di quello su Roma) sono state date indicazioni su come procedere, per cui abbiamo fatto un po’ come ci pareva. io mi sono chiesta come avrei voluto che qualcuno mi raccontasse una città, e il racconto breve mi è sembrato la soluzione migliore.
Ti saresti mai aspettata tutto questo successo? E allo stesso tempo: cosa credi che abbia preso così tanto i lettori?
“Io di certo non me l’aspettavo, ma soprattutto non se l’aspettava la casa editrice. Mi avevano detto di non farmi illusioni: “a Milano queste cose non attecchiscono”. Sono contenta che la mia Milano abbia risposto così. Credo che abbia funzionato il metodo “ti prendo per mano e ti trascino in un posto”, più il fatto che il mio entusiasmo è genuino: se mi innamoro di qualcosa sono capace di fare ‘oooh’ per ogni sassetto bianco, sono una cretina storica”.
I tuoi due libri dedicati a Milano fanno divertire ma anche scoprire una città diversa. E tu hai scoperto città o Paesi grazie a qualche guida o libro particolare? E secondo te: chi è nato e vive nella stessa città, può coglierne la magia come una persona che la scopre venendo da fuori?
“Vale il discorso di cui sopra; spesso ti innamori di un posto quando te lo raccontano. A me è successo con New York: Spike Lee, Woody Allen, Salinger, Paul Auster. O con la Belleville di Pennac, per dire. Per rispondere alla seconda parte della tua domanda, comunque, credo che la cura migliore per rompere l’abitudine sia fare quel che ho fatto io: trasferirsi altrove per un paio d’anni. Non avevo capito niente di Milano, ma non l’avrei mai saputo se non me ne fossi andata. Un po’ come con certe storie d’amore, se capisci cosa intendo.
Sei traduttrice, giornalista, scrittrice e anche blogger (il blog di Micol è http://vieniminelcuore.splinder.com/): c’è una dimensione di scrittura che ti appartiene maggiormente? E soprattutto: ha senso ad oggi parlare di differenti tipi di scrittura, o ciascuno spazio consente un modo di esprimersi diverso?
“La mia dimensione è senz’altro il racconto breve, anche perché in genere scrivo venti parole e ne cancello dieci. Adoro scrivere come sul blog, saltabeccare a mio piacere intorno a un argomento finché non sono soddisfatta o non mi stufo. Un po’ come faceva Baricco coi Barnum, per dire. La tua seconda domanda è molto interessante: credo che la percezione dei diversi generi di scrittura sia calata di parecchio negli ultimi anni. Si percepisce una sorta di appiattimento dovuto suppongo all’abuso mediatico – internet incluso, senza dubbio”.
Ora la domanda da un milione di dollari: di recente, è tornato alla ribalta il tema degli editori a pagamento e degli “esordienti da spennare“. Secondo la tua esperienza, come si arriva a pubblicare un libro? Hai qualche consiglio a riguardo?
“Mai, mai, mai pubblicare a pagamento; non serve a farsi conoscere, e declassa tutta la categoria. Mi spiace essere così severa a riguardo, ma è un tipo di sfruttamento che trovo piuttosto disgustoso. Io mi sono lamentata tanto per le condizioni del contratto che mi era stato proposto, e anche a me è stato risposto “se non sei tu è qualcun altro che lo fa a gratis”. Non ho ceduto, a costo di farmi il fegato marcio. Non sono sicura di come si arrivi a pubblicare; a me è successo praticamente per caso. Una cosa è certa: ormai la procedura teoricamente standard – scrivere un libro, proporlo a un editore – oggi è pressoché utopica. Si ragiona molto più sul cosa funziona o cosa vende: gli anni scorsi quasi tutti ci siamo sentiti proporre, “ma perché non scrivi una bella trilogia sui vampiri?”. Molto triste, a mio parere, per cui tendo a rifiutare – ma se l’obiettivo è la pubblicazione a tutti i costi il miglior consiglio che posso dare di questi tempi è tener d’occhio cosa va di moda (è facile capirlo, basta buttar l’occhio sugli scaffali di punta delle librerie)”.
Vuoi dire ai nostri lettori di Libriblog cosa stai leggendo in questo momento, che libro c’è sul tuo comodino?
“Skippy Muore di Paul Murray, edizioni isbn. libro fantastico, tra l’altro”.
Visto che sei un’esperta di luoghi speciali a Milano, ci suggerisci dei luoghi magici dove rifugiarsi a leggere un buon libro? Ci piacerebbe mettere a votazione alcune proposte di luoghi particolarmente adatti alla lettura, e creare una postazione di bookcrossing negli spazi vincitori!
“Oh, infiniti. in pole position direi senz’altro: i giardini di porta venezia e del PAC; il caffè dietro la triennale in sempione; il chiostrino delle rane dietro santa maria delle grazie; il parco delle basiliche; il capetown nel pomeriggio; i chiostri delle università statale e cattolica; le terrazze del duomo e dell’acquario civico; il castello sforzesco e le gradinate intorno all’arco di trionfo; qualunque caffé sui navigli abbia tavolini all’aperto (luca e andrea, per dire). ma sono davvero infiniti, non
Ken Follett ha pubblicato sul suo sito internet un decalogo per diventare scrittori di successo. Tu segui delle tue regole particolari? Esistono davvero dei passi da seguire per scrivere un libro?
“Credo che il mio metodo di scrittura sia fondamentalmente sintetizzabile nell’espressione “ad minchiam”. scherzi a parte, no, non credo in un decalogo specifico, anche perché se anche avessi dieci regole fondamentali sarebbero in continua mutazione. l’unico consiglio generico che mi sento di dare è di cambiar posto quando l’ispirazione è satura – ma anche lì, dipende da persona a persona”.
Sei giornalista oltre che scrittrice: a volte scrivere sotto scadenze può tarpare le ali alla creatività (o risvegliarla) . Come si riesce a vincere un blocco creativo?
“Il giorno che lo scopri fammelo sapere: io ho rinviato l’uscita del mio prossimo libro perché non riuscivo a finirlo! l’unica cosa che so è che coi cervelli funziona un po’ come con la coltivazione a maggese: quando un terreno si esaurisce bisogna piantarci altro, a rotazione.
Hai nel cassetto qualche altro nuovo lavoro?
“Sì, diversi. per Mondadori dovrebbe uscire un romanzo all’inizio dell’anno prossimo, Vienimi nel cuore (o esci da questo corpo). Non ti anticipo altro che è meglio”.



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