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Bavaglio: la nuova legge colpirà anche i libri?

Legge bavaglio: torniamo a parlare del disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal senato lo scorso 10 giugno. Torniamo a parlarne perché il “bavaglio”, è la notizia che circola in rete da tutto il giorno, ora sembra possa colpire anche i libri. A portare alla luce questa ennesima ombra che ruota attorno alla nuova legge sulle intercettazioni è una lettera aperta che un gruppo di avvocati e giuristi ha scritto al Corriere della Sera.Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando

Allora: il punto centrale è introduzione di questo obbligo di rettifica. Cosa di per se’ nemmeno tanto negativa. Se fosse che sei costretto a correggerti se scrivi qualche cosa di sbagliato. Ma non è proprio tutto così semplice come sembra e riguarda anche le edizioni di volumi. Già: perchè l’obbligo di rettifica è introdotto anche per la stampa non periodica, cosa che la legge attualmente in vigore non prevede.

Il sesto comma dell’articolo 8, nel testo approvato dal Senato, prevede che per la «stampa non periodica, l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57bis del codice penale, provvedono su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cure e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità».

Secondo il gruppo di avvocati e giuristi che ha scritto al Corriere, ovvero: Paolo Guido Beduschi, Fabrizio Gobbi, Caterina Malavenda, Sabrina Peron, Giuliano Pisapia, Pietro Rescigno, Francesca Ruggieri, Francesco Sbisà,  la nuova legge darebbe adito a numerosi problemi di non facile soluzionee,soprattutto, altera il delicato equilibrio tra i diritti di tutte le parti in gioco, quelli del soggetto interessato alla rettifica, quelli del mezzo di informazione e quelli dell’opinione pubblica ad avere un’informazione il più possibile completa e corretta.L’entrata in vigore della norma, lungi dal garantirla, causerebbe, invece, un aumento del contenzioso fra gli interessati (autore, editore e richiedente la rettifica) al fine di trovare una corretta interpretazione ed applicazione di un dato normativo poco chiaro.

Ecco quello che spiegano nella loro analisi (come fonte abbiamo preso la rassegna stampa del Governo italiano, del 27/07/2010)

Mentre per la stampa periodica le rettifiche, da un lato, non possono superare «il limite di trenta righe» e, dall`altro, vanno pubblicate «in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono»; per la stampa non periodica non viene fissato alcun limite massimo alla lunghezza della rettifica, né il luogo in cui deve essere pubblicata, laddove la norma prevede un non meglio precisato obbligo di «idonea collocazione e caratteristica grafica», su una pubblicazione di terzi. Oltretutto, la pubblicazione della rettifica su «due quotidiani a tiratura nazionale» potrebbe anche non raggiungere il medesimo pubblico che ha letto la notizia sottoposta a rettifica, vanificando così la funzione di ripristino della verità propria dell`istituto.

Come è noto, infatti, oggi sia la stampa periodica, sia le trasmissioni radiofoniche o televisive e, se verrà confermata la norma, anche i siti informatici, debbono veicolare la rettifica con le stesse caratteristiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferisce (stessa pagina e stessa trasmissione): lo scopo, ovviamente, è quello di raggiungere gli stessi lettori, ascoltatori e utenti che avrebbero potuto ricevere quella notizia.

Ai sensi della disciplina vigente, notizia e rettifica hanno quindi le stesse modalità di diffusione. Con la modifica proposta verrebbe meno la necessaria coerenza tra diffusione e conoscibilità della notizia e diffusione della rettifica, con una disparità di trattamento ingiustificata e illogica fra libri ed altri mezzi di informazione.

Le esigenze che la proposta intende tutelare potrebbero meglio essere garantite, nell`interesse di tutti e senza sperequazioni penalizzanti, imponendo la pubblicazione delle rettifiche nel sito internet dell`editore c/o dell`autore (e nel solo caso in cui tali soggetti non abbiano un sito Internet prevedendo la pubblicazione sui quotidiani). Il sito potrebbe essere opportunamente pubblicizzato sul colophon di ogni libro.

Tale soluzione avrebbe poi due ulteriori vantaggi. Le rettifiche manterrebbero i loro effetti per un arco temporale maggiore e ciò a tutto beneficio del richiedente e dei suoi diritti e si eviterebbero, nel contempo, ingiustificate discriminazioni tra gli editori/autori di stampa non periodica e quelli della stampa periodica. Questi ultimi difatti non solo non hanno alcun obbligo di rettifica (poiché questo grava sul solo direttore responsabile) ma, in ogni caso e comunque, non devono sopportare oneri e costi aggiuntivi (poiché la pubblicazione della rettifica avviene nel medesimo giornale o periodico), così come avviene per gli altri mezzi di comunicazione di massa (emittenti radiofoniche e televisive, siti Internet).

In estrema sintesi, così come formulata, la norma realizzerebbe una disparità di trattamento ingiustificata ed illogica che penalizzerebbe enormemente la stampa non periodica, senza peraltro dare efficace e più duratura tutela alle altre parti in gioco (soggetto interessato ed opinione pubblica). Penalizzazione che risulta ancora più evidente, se solo si riflette sui costi esorbitanti che un autore/editore dovrebbe sopportare nel caso in cui per la medesima opera venissero richieste rettifiche plurime da parte di soggetti diversi; basti pensare alle opere a carattere enciclopedico che contengono migliaia di informazioni e notizie.

In ultimo, puntiamo l’attenzione sul passaggio finale della critica alla legge, quello che prevede che l’obbligo di rettifica ci sia e che non ammetta commenti degli autori ed editori, che così magari non possono spiegare le loro motivazioni…

E il nuovo articolo 8 prevede, anche, che le rettifiche «devono essere pubblicate senza commento», anche quando possono essere meno vere dei contenuti che intendono rettificare; autori e editori dovrebbero perciò acquistare sui due quotidiani a tiratura nazionale che hanno pubblicato la rettifica ulteriore spazio per esporre le proprie ragioni.

Un emendamento minimo basterebbe a sanare quella che appare una vera ingiustizia.

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1 risposta a “Bavaglio: la nuova legge colpirà anche i libri?”

  1. [...] Ne parla, strano a dirsi, la rete: “IL POST” e “LIBRIBLOG.COM“ [...]

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