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L’Associazione Italiana Editori contro la Legge Bavaglio

Due manifestanti contro il ddl anti intercettazioni

Dal vertice degli editori europei, in svolgimento in questi giorni a Roma, il presidente degli Editori Marco Polillo, in merito al dibattito sulla legge bavaglio che ha scatenato nei giorni scorsi dure polemiche da parte di giornalisti ed editori, tuona: “Un provvedimento fortemente lesivo per gli editori, sia nel loro ruolo di operatori culturali, sia in quanto imprenditori economici”.

Il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo, che mercoledì mattina era intervenuto alla presentazione dell’Associazione Confindustria Cultura Italia, dal vertice degli editori europei (FEE-FEP) che si conclude oggi a Roma, è tornato a riflettere sul problema della legge che impedirà la pubblicazione delle intercettazioni, prendendo duramente posizione contro il testo del ddl intercettazioni, che ieri il Senato aveva licenziato dopo l’abbandono dell’Aula da parte dei senatori delle opposizioni, pronto ora a tornare alla Camera per la terza lettura.

“Si tratta di un’ingiustificata limitazione della libertà di informazione e di stampa – ha aggiunto il presidente Polillo - che incide in modo significativo sulla nostra attività. Le pesantissime sanzioni pecuniarie a carico dell’editore che pubblica gli atti di indagine non più coperti da segreto, il divieto di pubblicazione, anche per riassunto delle intercettazioni, l’estensione della condizione di segretezza fino a comprendere genericamente le ‘attività’ di indagine, ci costringono ad una sostanziale censura preventiva. Nulla di questo ha a che vedere con l’obiettivo, giusto e condiviso, di tutela della privacy finendo viceversa per privare i cittadini di una indispensabile e necessaria informazione su fatti di pubblico interesse”.

Un decreto legge che fin dalla prima comparsa ha fatto discutere e contro il quale molta parte della società civile si sta muovendo, in primo luogo proprio gli operatori del settore, compresi gli editori, che per bocca del loro presidente si rivolgono ora agli organi competenti. “Ci appelliamo al Parlamento – ha concluso Marco Polillo – perchè riconsideri le norme appena approvate al Senato introducendo quei necessari correttivi che non mortifichino i principi cardine della libertà di espressione nel rispetto delle regole”.

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