Ecco un libro sull’abitare, originale, divertente, ma che fa riflettere.
Quando si pensa alla propria casa tornano in mente anche ricordi, vissuti ed abitudini relativi alla nostra infanzia e al tempo che vi abbiamo trascorso. Ci si può ricordare, ad esempio, del profumo di “buono” che ci accoglieva al ritorno della scuola, dei giochi, delle tradizioni di famiglia o delle piccole ma importanti scoperte e conquiste. La casa, in effetti, è il luogo in cui si fanno le prime esperienze e si impara a entrare in relazione con gli altri e la società.
Il libro “Abitare”, curato da Giulio Mozzi e Clementina Sandra Ammendola, è il risultato di un’accurata ricerca sul significato del “vivere urbano” svolta ad opera dei partecipanti al L.Abi.To, il Laboratorio di scrittura sull’abitare a Torino. Alla base della ricerca c’è la convinzione che la casa, sia essa sinonimo di nido, rifugio o di luogo privato in cui poter esprimersi liberamente, rispecchia parte della nostra personalità e aiuta, quindi, a comprendere meglio la città stessa, una sorta di “casa ideale” abitata da tutti i cittadini.
Il libro rappresenta, quindi, una sorta di finestra sull’abitare quotidiano di tantissime persone che hanno deciso di aprire le porte ai ricercatori e di condividere non solo gli spazi della propria casa, ma soprattutto i ricordi e le sensazioni ad essa legati.
Dal punto di vista della struttura, il libro è diviso in diversi argomenti i quali rappresentano una serie di parole chiave strettamente collegate al significato dell’abitare: intimità, memoria, traiettorie, patrimonio, prossimità, territorio e vita quotidiana. La ricerca è stata svolta da due punti di vista diversi, in quanto sono stati intervistati non soltanto gli abitanti delle case ma anche le persone che, per motivi professionali, “invadono” quotidianamente le case altrui. I due punti di vista sono ben delineati all’interno del libro e lasciano libero il lettore di interpretare liberamente ciò che legge e di confrontare il proprio vissuto con quello degli altri.


