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Accabadora

Accabadora

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Recensione di Ilenia Pecoraro

Accabadora è un libro scritto da Michela Murgia nel 2009. Nata a Cabras, il 3 giugno del 1972, Michela Murgia, si presenta come una scrittrice italiana piena di vitalità. Uno stile di vita sano la contraddistingue: niente fumo, né alcool, è vegetariana e profondamente legata alla sua terra natale, la Sardegna; ama la sua famiglia tanto quanto se stessa. I suoi testi, diretti e precisi, sprigionano uno stile giovane e moderno di letteratura. Accabadora è un libro ambientato a Soreni un piccolo paesino sardo più o meno negli anni Cinquanta. La protagonista è Maria, una bambina non voluta dalla madre perché ultima di quattro figlie in una famiglia povera. Un giorno viene così notata da Tzia Bonaria Urrai,  la sarta del paese, mentre è intenta a rubare in un negozietto. E così la sarta, essendo sola, decide di prendere con sé la bambina. La madre è contenta di liberarsene e Maria si trasferisce a casa della sarta.

Gli anni passano, Maria va a scuola, raramente va a trovare la madre e le sorelle e con Tzia Bonaria instaura un buon rapporto. Anche se la bambina non riuscirà mai a chiamarla mamma ci saranno vari momenti in cui le sue parole ci fanno capire l’affetto che prova per lei.  Ma Tzia Bonaria nasconde un segreto alla bambina: nelle sue segrete uscite notturne dona l’ultimo respiro a uomini che in fin di vita glielo chiedono! Tutto il paese sa che Tzia Bonaria non è solo sarta ma è anche l’accabadora (colei che finisce) e che nel libro viene definita l’ultima madre. Maria ovviamente è insospettita dalle sue uscite notturne, ma quando prova a chiedere spiegazioni viene respinta in malo modo. Un giorno però l’accabadora ucciderà un amico e Maria verrà a conoscenza del suo piccolo segreto.

La sua reazione sarà inaspettata e a mio parere anche un po’ esagerata. Infatti Maria scappa e va a lavorare come bambinaia a Torino, dove prova con difficoltà a dimenticare il suo passato. Torna dopo qualche tempo nel suo paese natale, ma Tzia Bonaria non è più la stessa: ha avuto un ictus e come conseguenza una parziale paralisi.

Morte, amore, povertà, maternità, vecchiaia, segreti, innocenza e peccato: questi sono a mio parere i temi che la Murgia ci propone in questo romanzo. Anche se la storia è ambientata nella Sardegna di sessanta anni fa, il libro riesce a farci pensare a avvenimenti molto attuali visto che il libro esce proprio nel periodo in cui l’eutanasia è al centro di un dibattito. La scrittrice ci fa capire espressamente che sono proprio gli uomini in fin di vita a chiedere all’accabadora l’ultimo respiro, forse perché stanchi di tante sofferenze o forse semplicemente perché sperano in una vita migliore. Forse quello di Tzia Bonaria era un semplice atto di generosità? Sono tante le domande che ci poniamo alla fine della lettura di questo libro.

A mio parere il libro risulta leggibile e carino, anche se la presenza di molte descrizioni sia della società dell’epoca e dei luoghi sia dei pensieri dei personaggi rendono un po’ lenta e poco scorrevole la lettura della prima metà del libro. Mentre ho trovato molto interessante la seconda parte perché ricca di importanti e decisivi avvenimenti.
Nel complesso il mio voto al libro è 7. Concludendo, questo è un libro che mi ha colpito molto proprio per l’importanza dei temi affrontati, però forse colpisce tanto solamente perché è capitato nel periodo in cui l’eutanasia è al centro del dibattito pubblico.

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4 Risposte a “Accabadora”

  1. Giorgio scrive:

    E’ un libro molto interessante. A me è piaciuto anche se sembra mancare qualcosa.

  2. marisa scrive:

    Mi e’ piaciuto molto. Sono stata per lunghi periodi in Sardegna e, precisamente in Barbagia: in questo romanzo ho ritrovato quella magia che ho conosciuto solo in quei luoghi.

  3. adelaide scrive:

    un bel racconto ma non un romanzo, manca di approfondimenti. Piacevole e scorrevole la lettura. Potrà essere la base di un buon romanzo se si troverà lo scrittore o la scrittrice capace.

  4. Monica scrive:

    E’ un libro bellissimo. Delicato nel trattare una tematica tanto difficile. Le storie che vi si intrecciano sono ricche di interiorità espresse in un modo esemplare.

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