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Hanno tutti ragione

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L’Italia delle brave persone. L’Italia che ha lasciato pizza, baffetti e mandolino per le vacanze in agosto (irrinunciabili), la spesa all’ipermercato con gioielli e pelliccia, il sogno di apparire nelle trasmissioni delle tv locali. Quell’Italia,in buona sostanza,che era stata capace di creare una declinazione capitalista a misura del proprio campanilismo, un “capitalismo delle piccole cose” in cui l’apparenza contava più della sostanza (se l’orologio sembra d’oro allora è d’oro, perché l’effetto prodotto sugli altri è lo stesso).

Ritratto di un Paese che ben si adatta a un personaggio che lo rappresenta degnamente senza risultare caricaturale, a dispetto del nome: Tony Pagoda. Professione: cantante melodico e testimone di un un periodo florido e spensierato. Ha girato il mondo, ma soprattutto Napoli e provincia, di locale notturno in locale notturno, senza perdere mai l’umiltà che è il requisito fondamentale di un artista: “Se a Sinatra la voce gliel’ha mandata il Signore, allora a me,più modestamente, l’ha mandata San Gennaro”. Eppure il talento non gli manca, e così il denaro, le donne, il successo, ottenuti senza fatica come si ottenevano senza fatica tante cose (ahimé date per scontate) nell’Italia che fu. Dinanzi al suo palco scorrono le vicende di un pubblico che ci include tutti. Finché, lo sappiamo, la scena cambia. Drasticamente. Il mondo di certezze su cui Tony aveva basato la sua vita crolla (la moglie chiede il divorzio; la sua band comincia a uscire dai locali più alla moda per esibirsi in piazze di paese).

Nell’animo del musicista comincia a farsi strada la necessità di costruirsi una vita nuova, lasciandosi il passato alle spalle. L’occasione si presenta durante una breve tournée brasiliana. Il Brasile conquista Tony a tal punto che decide di stabilirsi per sempre laggiù,e non a Rio, la prima meta, ma a Manaus, nel cuore dell’Amazzonia, luogo meraviglioso ma anche ricco di scarafaggi, per cui il protagonista nutre una terribile fobia (trauma da Kafka?). Laggiù,in un esilio volontario e atipico, riuscirà a costruirsi valori diversi, e a riconsiderare la realtà sotto una luce nuova. Tornerà mai in Italia? E noi,che faremmo al posto suo?

Un libro imperdibile questo ultimo di Paolo Sorrentino, in lizza tra i finalisti del Premio Strega 2010.

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L'autore minu:
Minù in realtà si chiama Manuela Cuadrado. E' una giornalista ma giura che è capitato per caso: il suo sogno era aprire una pasticceria letteraria dove servire Proust e madeleine. Scrive poesie e racconti sulle tovagliette di carta dei bar e se quel che ha scritto non le piace ci sbriciola sopra. Viaggia molto: ha frammenti di vita disseminati dovunque e la testa e la casa perennemente in valigia.

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