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- Titolo: Il Vangelo secondo Gesù Cristo
- Autore: José Saramago
- Editore: Feltrinelli
- ISBN: 9788807721694
- Pagine: 352
- Prezzo: 9,50
Inizio questo post in preda al magone. Un groppo che non se ne va da quando ho chiuso l’ultima pagina di questo libro e reso oggi ancor più doloroso dalla notizia della scomparsa del suo autore, il premio Nobel per la letteratura Josè Saramago.
Vorrei omaggiarne la memoria con un’immagine, tratta da questa rivisitazione laica, a tratti addirittura atea, del Vangelo. A tredici anni, Gesù Cristo, rimasto orfano di padre, con l’animo sanguinante, abbandona la casa materna e comincia il suo lungo viaggio. Saramago decide di immortalarne un istante come uno scatto di fotografia, la prima alba della sua vita in cui si sveglia, da vagabondo, nell’aria fredda e nella luce rosata, forse deciso a sfiorare il senso di un’individualità attraverso l’uso di un fermo-immagine: “Ci sono momenti, nella vita, che andrebbero fissati, protetti dal tempo. (…) Essendo solo all’inizio della vita, ha solo tredici anni, c’è da supporre che il futuro gli abbia riservato ore più allegre o più tristi di questa, più felici o più sventurate, più amene o più tragiche, ma noi sceglieremmo questo istante, la città addormentata, il sole immobile, la luce intangibile, un ragazzino che guarda le case avvolto in una coperta e con una bisaccia ai piedi, e tutto il mondo, vicino e lontano, in attesa”.
Il Gesù di Saramago è una figura in tutto e per tutto umana, fin dalla nascita, anzi fin dal suo concepimento. La sua storia è quella di un ragazzo rimasto prematuramente orfano della figura di riferimento, e che andrà sempre alla ricerca di quel padre perduto; è la storia di un bambino vivace, di un adolescente irrequieto e innocente allo stesso tempo, pieno di pregiudizi e timori; è la storia di un uomo che cresce, impara, ama di amore sensuale, incontra Dio, il Diavolo/ Pastore e persone destinate a cambiargli la vita. Il suo cammino in mezzo al deserto si rivela un percorso di apprendimento e di educazione sentimentale, sul quale irrompe, come contraltare, spietata a sanguinaria, la figura di un Dio crudele, infantile e grottesco, capriccioso come una divinità classica, intenta a giocare come un burattinaio con le sorti dell’umanità. La morte del Figlio di Dio, è un supremo trionfo dell’assurdo e dell’irrazionale, è una morte infame atta a dare il “la” a una sequela senza fine di atrocità e delitti, martirii e sofferenze. Gesù, come un Titano disperato, tenta vanamente di opporsi all’inganno ordito nei confronti dell’umanità ma è nel suo fallimento predestinato che risiede la sua grandezza di Uomo: “Uomini perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto”, il suo grido muto e disperato dalla croce.
Anticonformista, ribelle, consapevole dell’impasto inscindibile di Bene e di Male, il Gesù di Saramago non regalerà ai suoi lettori la fede in Dio, ma forse un barlume di fede negli uomini; “ammesso che lo sappiano, che ciascuno di noi è questo poco e questo tanto, questa bontà e questa malvagità, questa pace e questa guerra, ribellione e mansuetudine”.

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Ho finito di leggerlo proprio ieri e ho ancora con un groppo alla gola per la commozione. Saramago ha avuto coraggio a mettere in risalto la figura di un Dio che non solo non è misericordioso, ma addirittura, collerico, arrogante, ingannevole e antitesi malvagia di un figlio dolce e fin troppo obbediente ad un padre sconsiderato e assetato di sangue che qualunque figlio avrebbe ripudiato.
La lettura di questo libro è assai piacevole e utile specialmente per coloro i quali non amano e/o non vogliono aderire a verità,soprattutto di ordine religioso, assolute, calate dall’alto e, come tali, inamovibili ed eterne. L’interpretazione che dà Saramago del Vangelo è chiaramente non ortodossa, ma non per questo meno interessante: in particolare perché aiuta a riflettere, a pensare che verità assolute che impregnano di sé l’animo delle persone impadronendosene, spesso sono foriere del desiderio, da parte di coloro che se ne fanno convinti assertori, di imporle agli altri, nella convinzione di condurli sulla retta via. Da qui può nascere l’intolleranza e anche la violenza, categorie contro cui l’autore si scaglia e che rifiuta con forza e determinazione per il male che arrecano alla società
tutta, con il grave ostacolo che inevitabilmente oppongono al progresso e alla civile convivenza.
Oggi mi sono trovato in mano questo libro, in una giornata stupenda di fronte a me il lago di Como seduto sulla pietra nei pressi di una vecchia fonte. Ho avuto il tempo di legge il primo e l’ultimo capitolo e, dopo poche righe, mi ha conquistato. Che incipit (sinfonico)! Prossimamente me ne procurerò una copia, quella che ho sfogliato non era mia.
Quando ho iniziato a leggerlo, non capivo come mai questo autore avesse vinto un nobel per la letteratura, stavo per riporlo tra gli scaffali, quando poi il finale mi ha preso cosi tanto ed ho avuto la mia risposta Saramago è un genio.
Non essendo abituato alla punteggiatura di Saramago ho dovuto resistere una ventina di pagine per abituarmici. Dopo di che l’ho divorato in un baleno!! E’ una dei migliori libri che abbia mai letto!!
Profonda ed interessante la prima parte, la più distesa, quella in cui l’autore ci offre l’immagine inedita della fanciullezza ed adolescenza di Gesù, alle prese con il suo difficile mestiere d’uomo… Poi, il romanzo collassa: la comparsa di Dio in vesti di ricco ebreo è persino grottesca, la qualità del dialogo con Gesù (ed alla presenza del diavolo) è sempre alta, ma è come se d’improvviso il lettore si svegliasse dalla fascinazione esercitata dalle prime 250 pagine… E ci si ritrova in mano l’ennesima fantasia sulla vita di Cristo, tutto già banalmente visto e noiosamente sentito. Un sentore di questo calo di tensione deve averlo avvertito lo stesso autore, perché sembra avere fretta di chiudere, ruzzola maldestramente verso il finale, tagliando e stroncando episodi a iosa… Mah! Peccato.