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- Titolo: Lo splendore dei discorsi
- Autore: Giuseppe Aloe
- Editore: Giulio Perrone
- ISBN: 978-88-6004-159-3
- Pagine: 256
- Prezzo: 15,00 euro
“Ero un uomo sovrappensiero. Ero una specie di nuvoletta. Una nuvola senza acqua. Una nuvoletta benigna, senza pretese”. Così il protagonista di Lo splendore dei discorsi descrive l’uomo che era. Un tranquillo piccolo borghese che si divide tra lo studio di ingegneria in cui lavora e una famiglia come tante, “tendenzialmente infelice”, con rapporti di “misurata crudeltà” capaci di scoppiare in improvvise armonie in grado di riempire l’esistenza e il cuore. Ma nessuno è mai veramente al sicuro: a volte il cosmo gira così vorticosamente da spazzare via le esistenze più fragili come per una sorta di forza centrifuga. Ed è quello che accade una domenica mattina, innocua e odiosa come sanno essere solo le domeniche mattina. Ma sarà quella giornata all’apparenza così anonima a stravolgergli l’esistenza. Sua figlia di appena nove anni perde la vita in un tragico incidente. Un terromoto che farà franare il già precario equilibrio famigliare. Il guscio protettivo delle illusioni quotidiane si spezza e lui si trova a dover fronteggiare se stesso.
Strano destino, per un ingegnere, vedersi crollare il mondo addosso. Lui, abituato a costruire e ricostruire come per una solenne ansia di aggiustare una realtà disordinata e illogica. Il suo dolore non lascia spazio alla disperazione. Cerca invece nuovi appigli, nuove strade per incanalare la rabbia e l’impotenza in una matematica che consenta, in qualche modo, di ricostruire l’equilibrio perduto. E la ritrova in un’abilità che per troppo tempo aveva lasciato chiusa in un cassetto: la sua ottima , infallibile mira. Un occhio così attento da non lasciare scampo. Nella crudeltà che caratterizza l’infanzia, a farne le spese erano stati gli uccelli. Ma nella fredda coscienza dell’era adulta, i nuovi bersagli sono persone che per i loro comportamenti al confine tra l’illogico e il criminale si definiscono ai suoi occhi come turbatori dell’equilibrio.
Certo, non sarà difficile per la malavita notare la sua abilità nel tiro e la sua propensione ad uccidere. Ed ecco il mite ingegniere trasformarsi in sicario, non “killer“, parola abusata dal significato generico di “colui che uccide”, ma “sicario“, un nome che indica una tradizione e un mestiere dalle regole precise. Non lo fa per denaro: il suo scopo è risolvere nel sangue un’impossibile equazione esistenziale. Fino a un incontro che ha il sapore di un’epifania: quello con un ragazzo che sembra poter vedere al di là delle logiche apparenti, forse per quella che altri chiamano disabilità o forse perché gli ricorda così tanto Franz Kafka da giovane. Quell’incontro in grado di far vacillare le sue certezze gli indicherà la salvezza quando la malavita gli chiederà di uccidere l’anziana signora Moran, l’unico incarico in cui lui riconosce davvero una vittima innocente. Ma quali altri modi esistono per riparare gli equilibri spezzati?
Una bellissima prova d’autore. Un libro dedicato alla fragilità dell’esistenza umana “mascherato” da noir.
Lo splendore dei discorsi verrà presentato il 16 giugno alla libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires, a Milano. Saranno presenti, oltre all’autore Giuseppe Aloe, Davide Franzini e Gian Paolo Serino.


