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- Titolo: Acciaio
- Autore: Silvia Avallone
- Editore: Rizzoli
- ISBN: 9788817037631
- Prezzo: € 18,00
“Acciaio” è il romanzo di esordio di Silvia Avallone, giovane scrittrice nata a Biella nel 1984.
Francesca e Anna sono due ragazze di tredici, quasi quattordici, anni che vivono nei palazzi popolari di via Stalingrado vicino alla fabbrica di acciaio di Piombino. Qui vivono famiglie che non hanno molti soldi, che spesso non riescono ad arrivare in fondo al mese con il misero stipendio della fabbrica Lucchini. Qui vivono famiglie problematiche dove le donne soffrono il peso dei mariti assenti che spesso le picchiano o che in fondo non sono nient’altro che ladri, truffatori o spacciatori mentre i giovani del quartiere si drogano nell’attesa di poter un giorno diventare qualcuno.
E qui vivono Francesca e Anna con la loro amicizia forte quanto l’amore, che passano le loro giornate giocando, stuzzicando i vicini con balletti sensuali dalla finestra del bagno e scrivendo sulle panchine frasi con l’uniposca rosa. Sono belle, Francesca e Anna, le più belle tra tutte le ragazze del quartiere, di una bellezza virginea ed irriverente che vuole solo trovare il momento giusto per scoppiare. L’estate, il caldo, i costumi piccoli e trasparenti portano queste ragazze verso nuove eccitanti esperienze sino all’inevitabile. L’inevitabile: la gelosia.
Francesca e Anna hanno passato tutti i momenti liberi della loro vita insieme ma adesso le loro strade si dividono. Tra amori, nuove amicizie, sofferenze e delusioni si trovano distanti eppure in cuor loro sempre insieme. Sì, questa è la storia di un’amicizia come ce ne sono tante incorniciata dalla miseria, dall’insofferenza, dalla vita degli operai delle fabbriche di periferia e immersa in quell’atmosfera di perdizione, di paura e di stupore che ha caratterizzato l’attacco alle torri gemelle nel settembre del 2001.
E l’Isola d’Elba è visibile in tutta la sua bellezza dai casermoni di Via Stalingrado. Un’isola che sembra così lontana e irraggiungibile, un’isola che per tutta la vita Anna e Francesca hanno sperato di poter raggiungere insieme. Ma forse è vero che la speranza è l’ultima a morire.
Silvia Avallone ha raggiunto con questo romanzo la rosa dei dodici finalisti del prestigioso Premio Strega ma sono molti i critici che hanno attaccato il suo linguaggio e con esso anche il suo ingresso tra questi finalisti. Il suo linguaggio è stato tacciato di immaturità e forse è vero che ci sono alcuni punti che lasciano perplessi e che sarebbero risultati pieni di una forza maggiore se la scrittrice si fosse lasciata andare ad un coraggio emotivo più forte.
Eppure “Acciaio” è un romanzo che si legge tutto di un fiato e nella cui semplicità ognuno di noi può ritrovare un pezzo della propria adolescenza. Possiamo perdonare ad un esordio qualche piccolo errore di linguaggio se si tratta di un romanzo capace di colpire in modo così profondo l’animo di lettori di età tanto diverse tra loro. Nessuno ha mai detto che questo romanzo dovesse essere un romanzo impegnato. Non lo è, non voleva esserlo. É un romanzo semplice che riesce a dipingere il mondo di periferia grazie a frasi colme di immagini e che commuove e regala sorrisi con tutta la tenerezza che l’adolescenza racchiude.
Speriamo che questo esordio sia per Silvia Avallone l’inizio di una fertile carriera.




Sono convinta che lo si possa definire come un romanzo di formazione, ma in termini sui generis.
Perché un dato che mi ha colpita molto (e mi piacerebbe su questo punto confrontarmi con altri lettori per scoprire se si tratta solo di un’impressione) è che la “formazione” abbia coinvolto in primo luogo l’autrice e non si riferisca solo ai protagonisti del romanzo. Cioè: mi sembra che la scrittrice della parte finale non sia più la stessa dell’incipit, come se il percorso compiuto nello scrivere il romanzo l’avesse trasformata, sviluppando il modo di esprimersi molto più di quanto appaiono sviluppate le figure che popolano la storia (e non credo, in questo, di essere stata influenzata dal fatto che si tratti di un romanzo di esordio).
L’avvio del romanzo mi è sembrato, infatti, piuttosto lento e disarticolato, e non mi riferisco alla trama, che è piuttosto lineare nella sua drammaticità (e nella sua scarsa originalità), ma proprio alla tecnica espressiva. Forse l’intento di approfondire le figure delle due protagoniste e dei personaggi di contorno è stato perseguito con un indugiare eccesivo (a tratti direi morboso) sui turbamenti emotivi delle due amiche, con un ricorso esagerato a figure stereotipate, con dialoghi e “svolte” nella trama che appaiono poco verosimili visto il contesto……. uno stile più maturo avrebbe forse attenuato l’impressione di artificiosità che ho percepito a più riprese. Ed avrebbe attenuato anche l’effetto di frammentarietà che deriva dall’assistere ad una serie di “inquadrature” giustapposte l’una all’altra, scelta strutturale che se da un lato può concorrere a dare l’idea di un romanzo corale, necessita però di una struttura espressiva adeguata a saldare le diverse immagini in un quadro compiuto.
Sul finire del libro invece questa impressione è diminuita: forse per il concentrarsi della trama in un ambito più circoscritto, forse perché ormai poteva dirsi concluso il lavoro di descrizione dei personaggi e dell’estremo degrado sociale in cui le loro vicende sono ambientate, ho trovato l’espressione più fluida. E anche l’accentuarsi del contrasto tra le parti di discorso diretto (caratterizzate da espressioni adolescenziali, poco colte quando non addirittura volgari) e le parti di discorso indiretto (con espressioni anche poco comuni ma non eccessivamente e artificiosamente ricercate) mi è sembrato una scelta adeguata a simboleggiare i molti contrasti tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è, anche in realtà “difficili” come quelle descritte. Mi ha lasciata perplessa però la conclusione, che ho trovato piuttosto improbabile e anche avulsa dall’atmosfera di crudezza o quanto meno di pessimismo senza via di scampo che aveva improntato tutta la storia fino a quel momento.
In estrema sintesi: se l’autrice avesse calcato meno la mano (a volte sembra un reportage sui quartieri più degradati piuttosto che un romanzo) sulle tematiche sociali, avesse dato maggiore spazio ad un minor numero di personaggi, avesse limitato la “casistica” di violenza/ignoranza/incapacità di reagire a cui assistiamo (dalla droga alla violenza domestica, dalla leggerezza o ingenuità nell’affrontare i rapporti interpersonali alle condotte penalmente rilevanti, dallo squallore dei bar e dei ritrovi abituali dei ragazzi fino ai locali equivoci in cui si esercita la prostituzione……..non manca proprio niente !) questo romanzo mi sarebbe piaciuto molto di più. Ma pur sempre di romanzo di esordio si tratta, quindi penso che l’atteggiamento migliore sia quello di attendere altri lavori di questa scrittrice, e riconsiderare semmai in prospettiva quelli che a mio modesto avviso appaiono ora come punti deboli: potrebbero essere semplicemente frutto di inesperienza (oppure di una precisa scelta editoriale volta a “marcare” anziché correggere il tratto acerbo di una scrittrice esordiente).
Almeno un minimo di rispetto per il lettore.
Acciaio è ambientato nel 2001/2002.
Bene.
La Porsche Cayenne è del 2003;
Su una panchina c’è scritto “3msc”. Famoso libro di Moccia che (pur essendo stato pubblicato nel 1992) rimase del tutto sconosciuto fino al 2004, anno in cui Feltrinelli lo ripubblicò;
Anna dice di voler diventare ministro del welfare, ministero che esiste solo dal 2008.
Queste sono solo alcune incongruenze di questo polpettone banale, concentrato di commercialate e stereotipi.
Un libro indecente, in cui gli operai in canottiera e rutto libero sono tratti probabilmente da Fantozzi, ma lì almeno facevano ridere.
Romanzo che parte abbastanza bene, catturando l’attenzione del lettore con una trama articolata e buone descrizioni di una realtà disagiata. Poi, verso la metà, comincia a innervosire il continuo descrivere lo stacco di coscia delle protagoniste quattordicenni, i loro capelli vaporosi, i loro strusciamenti fini a se stessi. Evidentemente si cerca di stimolare il voyerismo dei lettori adulti, che difficilmente si sarebbero interessati all’amicizia di due ragazzine.
Alla fine la trama si avvita su se stessa e diventa una cretinata, accadono cose tragiche e terribili ma vengono liquidate in due pagine, perché l’unica cosa che interessa è arrivare all’happy end adolescenziale.
Peccato, soldi buttati per l’ennesimo prodotto “spinto” dal marketing ma privo di concrete qualità
Deludente libro,dall’esito scontato e dai personaggi statici e senza fantasia.
Mi sembra che sia stato lanciato alla grande grazie alla pubblicita’ e basta.
Andrea De Carlo e’ sparito e solamente lui credo sappia farci sognare e entrare nell’anima dei sui personaggi.
La cosa che mi lascia perplessa di questo romanzo, è il mistero legato al suo successo. Nel senso che è stato pompato tantissimo, ma in realtà poi tutti quelli che lo leggono ne restano delusi..
Si conferma sempre più figlio del marketing ..E intanto però ha venduto un sacco è sempre in classifica ed è pure finito in finale a premi prestigiosi. E non piace a nessuno! Bah
Ma i giudici del premio strega che elementi prendono in considerazione per votare? Il secondo posto è assurdo per un libro che è stato scritto, a mio parere, con poca considerazione per la grammatica, il lessico (per assurdo anche troppo), la struttura e l’espressione. Tra l’altro mi sembra che la scrittrice spinga il libro verso una costituzione di sceneggiatura. Concludo sperando che la giovane Avallone possa crescere e migliorare la propria scrittura.
Deludente.
Romanzo scritto a più mani:non tornano periodi,musiche e riferimenti,non torna nulla.Il marketing fa vendere,il romanzo è pessimo,ma “pessimo” oggi (tipo lucchetti sui ponte ecc…) va molto di moda! Non dubiterei se ne facessero un prossimo film.
sono la tipa che non ama leggere nessun tipo di libro…questo mi ha coinvolto!!mi è piaciuto molto e spero che ne faccino un film!!
devo anche dire che bisogna aggiustare il finale…non può una persona (Alessio) morire e esser messo da parte all’improvviso, e inoltre non possono due ragazze (francesca e anna) improvvisamente far pace…e mattia??dov’è finito??è ancora il ragazzo di anna??
un romanzo scontanto , semplice , senza veri momenti di svolta … un susseguirsi di eventi meccanici e prevedibili . Veramente da dimenticare
LIBRO CHE MI HA ACCOMPAGNATO QUESTA ESTATE, TI TRASPORTA TUTTO DI UN FIATO E FA RIVIVERE EMOZIONI GIA’ VISSUTE DA ME PERSONALMENTE QUALCHE ANNO FA’. SICURAMENTE FARANNO UN FILM. COMPLIMENTI ALLA GIOVANE SCRITTRICE.
a me il libro mi è piaciuto moooolto scorre bene…ci sono fatti che potrebbero succedere sul serio oppure già accaduti da qualcuno…mi ha fatto rimanere a bocca aperta spero che ne facciano un film e sarò la prima ad andarlo a vedere…complimenti alla scrittrice …
Sono già 3 anni che amo leggere libri della nuova fiction ( premio Strega ), e devo essere sincero ho trovato quest’anno molto scadente rispetto all’anno precedente, ho vuluto acquistare il secondo premio strega, pensando che il primo fosse troppo scontato, invece ho riscontrato che non solo il primo ma anche il secondo, ma ciò non toglie che secondo me la Avallone è una buona scrittrice alle prime armi con trame troppo mocciane, ma che attraggono solo un certo tipo di società, ( adolescenziale ) ma ciò non significa che nelle parole non sia femminile, anzì. vorrei consigliare un libro che secondo me, per quanto riguarda l’edizione, è un buon libro che ripercorre anche per i più svogliati, una rapporto con la musica e la paura di non crescere solo. premio strega 2009 Stabat Mater di Scarpa.
il libro è molto scorrevole, la trama non è molto impegnativa( anzi piuttosto scialba), riporta una realtà adolescienziale spero poco diffusa e nel complesso non merita molta considerazione… sia il libro che la scrittrice sono stati portati alle stelle e dopo tanta publicità ci si aspetta un buon libro invece per me è stata una delusione!!!! All’inizio tutto fa presagire un buon libro ma più ci si spinge verso la fine più diventa “leggero” e insensato per non parlare poi del finale(troppo incerto)!!
Eviteròi il classico errore di giudicare i libri in base alle recensioni lette e/o i giudizi riportati sui vari blog. Invece Vi dirò che ho trovato il libro scorrevole, certo non sublime in certi passaggi dal punto di vista del linguaggio ma molto toccante; è riuscito a riportare a galla ricordi ormai sbiaditi.
Tutto sommato molto meglio questo titolo di tanti altri ugualmente pompati e assai vuoti di contenuti e sentimenti.
Il romanzo è alquanto scadente…chi dice che è bello e scorrevole forse dovrebbe leggere un paio di classici prima di parlare! e poi…parliamoci chiaro…io vado in vacanza in quei luoghi da molti anni e di gente del genere non c’è traccia,anzi!!! e gli operai non tirano su di coca mentre lavorano, perchè esistono controlli…all’inizio credevo fosse ambientato negli anni ’80, xk uno scenario del genere non lo descrive proprio il 2001! siamo in Italia e non nel terzo mondo, ci saranno problemi sociali,,,ma questi sono stati proprio estremizzati!
Ma secondo me non sono migliori amiche ,sono due ragazze lesbiche innamorata l’una dell’altra..
L’ennesima operazione di marketing sul poco o nulla.
D’altra parte i vecchi autori vivono di luce propria e un posto sullo scaffale delle librerie non glielo nega nessuno, quindi non gridano allo scandalo. Il resto del “pubblicizzato” è fatto dai libri Amici, X factor, qualche “moglie di” che si improvvisa scrittrice e poco altro.
Sono certa che esistono autori esordienti dotati che riescono a pubblicare con piccole o inesistenti case editrici senza forza pubblicitaria per farli conoscere. Quindi non c’è da stupirsi se poi assistiamo a questi vergognosi exploit.
D’altra parte, leggendo i commenti, credo (spero che nessuno si offenda) che si evidenzi già da questi l (dividendo i pro e i contro) il diverso swing lessicale di chi vorrebbe addirittura il film e chi si chiede come questo romanzetto abbia potuto essere preso in considerazione dai vari Premi Letterari. Sarebbe curioso capire che cosa ha mosso tutto questo.
Buon Anno
Sono d’accordo con Seu, il romanzo sembra ambientato negli anni Ottanta anziche’ nel 2001. Immagino il degrado e l’ abbandono che affligge certi quartieri popolari di Piombino, ma non stiamo parlando dei quartieri di Scampia o di alcuni paesi in provincia di Caserta, per fortuna nella ricca Toscana le vie di fuga ci sono ancora!
Ho letto “Acciaio” tutto d’un fiato, ma sono rimasta delusa dai troppi stereotipi, dalle numerose incongruenze e dal fatto che questo romanzo sia poco veritiero.
Ho amato questo libro sin dalle prime pagine, non trovo per nulla banale nè l’ambientazione quanto meno i personaggi, stiamo parlando di un romanzo perciò il fatto che non rispecchi la realtà vissuta dal turista in vacanza a Piombino non è elemento da considerare, trovo inoltre triste il commento che denigra chi invece ha apprezzato “Acciao” , non sono qui per valutare quanti saggi abbia letto ognuno di noi , sono qui per dire se il libro mi è piaciuto oppure no…non per criticare chi lo legge ed il libro mi è piaciuto.