E quindi uscimmo a riveder le stelle: il significato del celebre verso della Divina Commedia

E quindi uscimmo a riveder le stelle: si tratta di uno tra i versi più conosciuti della celebre Divina Commedia di Dante Alighieri, divenuto simbolo di rinascita e desiderio di riscatto dopo periodi difficili. In questi giorni si celebra la nascita di Dante Alighieri, presumibilmente avvenuta il 29 maggio 1265, secondo diverse fonti storiche.

Anche dopo più di sette secoli, le sue opere continuano a risuonare nel presente con sorprendente attualità. Il 29 maggio 1265 è considerato convenzionalmente il giorno di nascita di Dante Alighieri. Anche se la data esatta rimane incerta, è celebrata dagli appassionati di Dante. La Società Dante Alighieri ha istituito dal 2016 una giornata dedicata ad eventi e attività in onore del poeta.

L’ultimo verso dell’Inferno

L’ultimo verso dell’Inferno di Dante, “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, è forse uno dei più conosciuti nel mondo. Questa frase conclude la prima cantica della Divina Commedia, segnando il passaggio dal buio infernale alla speranza di un cielo stellato.

Le stelle come simbolo

Nella Divina Commedia, Dante sceglie di chiudere ciascuna delle tre cantiche con la parola “stelle”. Gianfranco Contini interpreta questa scelta come un modo per sottolineare la distanza rispetto alle miserie terrene. Dopo aver attraversato l’Inferno e raccontato le peggiori miserie umane, Dante lascia la profonda oscurità per iniziare la salita verso la montagna della speranza e della redenzione, il Purgatorio.

Una visione di speranza

L’immagine di un cielo stellato rappresenta una visione eterna di speranza e rinascita. Dopo le sofferenze del viaggio infernale, Dante trova conforto nel firmamento, che simboleggia la possibilità di orientarsi e non perdersi nel vasto mare dell’esistenza. Questo verso diventa un talismano nei momenti di sconforto, suggerendo che è possibile superare gli ostacoli esistenziali.

L’esperienza di Dante

All’inizio dell’Inferno, tre fiere bloccano il cammino di Dante, costringendolo a ritirarsi lontano dalla luce rappresentata dal colle. In De vulgari eloquentia, Dante scrive che grazie alla dolcezza della poesia è riuscito a superare l’esilio. Il firmamento ritrovato offre ai naviganti un punto di riferimento per orientarsi e non perdersi.

Il verso nella letteratura

Giacomo Leopardi, da giovane, amava osservare le stelle, cercando risposte ai grandi interrogativi della vita. Le sue riflessioni sugli astri rappresentano l’incontro tra l’umano e l’infinito. Anche Giovanni Pascoli, in una delle sue poesie più famose, descrive un cielo pieno di lacrime di stelle, sottolineando la fragilità della nostra esistenza.

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